
(...) Dicevo, io sto lontano magari è normale che io non sappia che qualcuno si è dimesso, qualche scandalo è scoppiato, qualcuno si è arrabbiato sul serio.
Invece mi basta gettare uno sguardo su un altro ben noto fatto di cronaca per scoprire che non è così.
Vicenda Cuffaro.
Condanna a cinque anni di carcere per favoreggiamento e all'interdizione dal pubblico ufficio. Niente dimissioni. (anzi, festicciola a base di cannoli per festeggiare lo scampato pericolo della condanna per associazione mafiosa). Fatto oggetto di manifestazioni di protesta e manifesti che sono comparsi a implorare sui muri di palermo 'Cuffaro dimettiti!'. Niente dimissioni. Decreto da roma per obbligare una scelta che la logica, la protesta popolare, la giustizia e il buon gusto non sono riusciti a ottenere.
A quel punto l'onorevole Cuffaro si è dimesso, fra il plauso generale della sua parte politica che ha salutato il 'gesto di responsabilità politica e senso delle istituzioni' del presidente della regione Sicilia.
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Non so più se sto sognando, non so, davvero, mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse che è tutto uno scherzo.
Ce ne è voluta, mi dico per consolarmi, ma alla fine l'importante è che se ne sia andato.
Già, ma andato dove? Dove può andare uno condannato a cinque anni di carcere? domanda ingenua! La risposta infatti è : a candidarsi alle elezioni politiche nazionali di aprile!
(...)
A qualcuno potrebbe venire da ridere sentendo questa storiella, a Pirandello forse sarebbe venuto in mente di scrivere una commedia dell'assurdo, a noi davvero come troisi non resta che piangere.
In un Paese dove non c'è nemmeno (più?) una coscienza comune, dove al posto che nascondersi i malfattori citano Neruda per giustificare le loro azioni più indegne, noi a volte abbiamo la tentazione di spegnere la tv, di chiudere il giornale e di lasciarli là, i politici, a fare i loro comodi, che tanto si sa da noi è così, d'altronde non possiamo nemmeno rovinarci la vita per le malefatte altrui.
Ma i danni ,tanti e irreversibili, creati da una classe di governanti indegni restano; la distruzione e svendita all'estero delle nostre aziende nazionali, la devastazione dell'istruzione e della ricerca, lo sfascio dei bilanci pubblici, fino alle semplici perdite della borsa e la mancanza di capitali a causa della continua instabilità politica, quelli chi li paga?

Non serve fare paragoni con la Cina o le altre potenze emergenti per scoprirci un Paese arretrato e in declino, probabilmente in pericolo; non è affatto una questione di prestigio nazionale.
Per la prima volta da quando ne ho il diritto, non credo andrò a votare alle prossime elezioni politiche.
D'altronde il voto esprime una 'preferenza', e di preferenze al momento davvero non ne ho.
3 commenti:
Ripasso domani per leggere con più calma... per questa sera tra poco stacco il tutto. Mi piace comunque questo blog, ciao da Maria
Che ti devo dire albe? L'altro articolo che hai scritto l'ho mandato ai miei amici...
Ieri ho sentito parlare il fratello di Paolo Borsellino, una tristezza unica, mi viene voglia di scappare e basta.
Comunque il 13 non voterò neanch'io, non tanto perché non so chi scegliere quanto perché il giorno dopo comincio l'uinversità lassù a Tubinga.
ciao bellino
Fabio
Ciao Albe!
Come va?
è da capodanno che non ci sentiamo quindi mi sono messa a leggere il tuo blog! NOn c'è bisogno che esprima il mio accordo con quello che dici, tranne per una cosa. Anche se la scelta sta tra porci e maiali votare è un dovere. Non si può rinunciare a un diritto per cui persone hanno perso la vita. In Italia la democrazia è già precaria e non votare secondo me è sempre sbagliato. E poi l'emergenza del nostro decennio è lo psiconano. Quindi anche se non vedo grandi proposte a sinistra, andrò a votare se non altro per votare contro di lui!
Un bacione!
Annalaura
ps: forse vengo anche io in francia a settembre!
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