
mi piace da morire roma. mi piace la luce arancione delle vie la notte, mi piace la pietra nera e sconnessa delle strade lastricate, le fontanelle, le gelaterie e i chioschi della pizza, le rovine sparse per tutta la città nei luoghi più improbabili, quartieri residenziali vialoni stazioni del metro, resti ormai irriconoscibili di costruzioni antiche che giacciono nell'erba o sulla polvere.
mi piace la bellezza un po' inselvatichita, senza pudore, roma non nasconde nulla non si trucca non si cura non si pettina e si mostra nuda, senza vergogna, con i barboni che si addormentano sotto i portici, i gatti selvatici fra le rovine, vicoli e stradine maleodoranti con vecchie case e intonaco screpolato che in una qualsiasi benpensante città nordica sarebbero state "rivalorizzate" ossia ricostruite riconvertite in alloggi di lusso e rivendute a peso d'oro per ospitare aperitivi snob e case di moda.
Invece è tutto lì abbandonato a se stesso, così presente, così seducente, diresti poetico. E non è roba che puoi rivalorizzare con una speculazione edilizia, la poesia ...
E' tutto lì, sotto i tuoi occhi, quando sali sulla cupola di san pietro e ti affacci all'aria fresca: palazzi dall'opulenza passata, rovine, statue antiche allineate nei giardini, musei, segreti, il traffico impazzito, e milioni di piccole storie di uomini passati presenti e futuri.
Intorno non c'è molto altro, una brutta italia post-elettorale, molto sgomento per cose che capitano e prospettive di emigrazione verso est...
