domenica 28 dicembre 2008

marocco

Entrare nella medina , la città vecchia di Mekhnes, è un'esperienza ipnotica. Entrare da una delle porte delle mura di terra e addentrarsi nel dedalo di vicoli straripanti di botteghe e case ammassate le une sulle altre è come lasciare per un po' le regole della realtà quotidiana. Qui tutto è talmente appiccicato che si mescola e si fonde, luce e ombra, vuoto e pieno, sogno e veglia, passato e presente, spirito e corpo, qui non esistono più opposti.
Tutto si confonde e disorienta inebriando i cinque sensi, come il numero sacro dell'Islam, come i suoi 5 pilastri, come le 5 palle dorate che brillano sulla cima del minareto.
Le donne passeggiano velate fuggendo gli sguardi mentre gli odori, cancellati nelle nostre città, qui si spandono senza pudore dalle botteghe e inondano i vicoli circostanti : l'odore di colla per legno o di tintura per abiti, il tanfo delle pelli conciate e messe a essiccare sui tetti, profumi di essenze di fiori venuti da lontano, o ancora l'odore di pesce o del pane che le bambine portano a cuocere al forno su tavole di legno.

La mano sfiora i tessuti preziosi, si affonda nei sacchi di granaglie, cerca di decifrare fregi millenari inspiegabilmente sopravvissuti sugli stipiti delle porte vecchie o sui muri delle moschee. Ho l'impressione che nella medina non serva un perchè.

Il suono è il racconto di attività quotidiane che qui si ripetono uguali da secoli, il martello del fabbro e quello dello spaccatore di pietre di sale, il richiamo del venditore di frutti, il grido di un facchino che trascina il suo asino carico di mercanzie. E sopra, la voce del muezim inonda la medina dal minareto che sovrasta le baracche e chiama i fedeli alla preghiera, 5 volte al giorno, ogni giorno, da secoli.
E' così destabilizzante entrare in questo piccolo mondo fuori dal mondo senza aver mai visto nulla di simile prima, e allo stesso tempo percepire ovunque i segni di una quotidianità che si ripete uguale da secoli.

L'occhio, l'occhio non crede ai suoi occhi e si fonde con l'immaginazione, cerca di sbirciare dalla soglia delle moschee, in cui è proibito l'ingresso all'infedele, e dalle porte delle case, a forma di serratura, chiavi indecifrabili per altri mondi onirici e nascosti.
L'occhio, l'occhio penetrante e sfuggevole delle donnee velate si incrocia per un attimo e subito si volge altrove.

Uscendo dalle mura di terra pressata da cui straripano le case, l'occhio si guarda indietro, interroga quel muro giallo da cui nulla traspare e si chiede se in fondo non si sia trattato solo di un piccolo sogno o di uno scherzo dell'immaginazione. In fondo, a metà strada fra le montagne dell'Atlante e le dune dell'erg, questa è anche una terra di miraggi.

martedì 16 dicembre 2008

Il personaggio della settimana



Muntazer al-Zaidi, giornalista iracheno, che 3 giorni fa ha lanciato la sua scarpa a Bush durante una conferenza stampa a Baghdad. Verrà probabilmente incarcerato e forse fatto sparire, il suo nome verrà dimenticato, ma trovo che il suo gesto abbia qualcosa di poetico. Lanciare una scarpa all'uomo più potente della terra, questo è qualcosa di più che un atto dimostrativo.

Per quanto oggigiorno disponiamo di scarponi incredibilmente pesanti, con borchie chiodi e suole rinforzate, credo che in ogni caso non serva a un gran che lanciare una scarpa contro qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è l'uomo più potente della terra: me lo immagino, il povero Muntazer, mentre ritorna tutto solo a casa sua (glielo auguro) un po' malconcio, sotto la pioggia (in queste situazioni piove sempre), zoppicando a piedi nudi (gli agenti di sicurezza hanno requisito anche i calzini come prova del delitto per il processo).

Ma il gesto inutile, ridicolo e disperato al tempo stesso, ha qualcosa di incredibile. Possono controllarti spiarti perquisirti bombardarti ma ancora qualcosa sfugge a questi grandi della terra, una scarpa vecchia e un po' puzzolente, la cosa più quotidiana del mondo.

Cosa faranno ora gli agenti di sicurezza di m.President? Convocheranno alle conferenze stampa solo giornalisti in mutande?

Forse non sarà una risata che vi seppellirà, ma una montagna di scarpe puzzolenti.

venerdì 12 dicembre 2008

Hot elves in the night

questa mattina lione si é svegliata imbiancata dalla neve.
Per il resto poco altro, vado a lezione svogliato quanto basta per addormentarmi, infreddolito quanto basta a tenermi sveglio.
E' una di quelle giornate apatiche, non ci puoi fare nulla, una di quelle giornate in cui nemmeno lasciare messaggi di insulti su un sito fans-club di paris hilton riesce a metterti di buon umore, in cui nemmeno il presidente del consiglio che fa incetta di premi "Fossile del giorno", rilasciati per i migliori attentati alla causa ambientalista (per i più distratti leggete qui) riesce a stimolare domande su dove cacchio andremo a finire, ma solo una risatina distratta con un retrogusto di sadico compiacimento.
Meno male che siamo sotto natale, e c'é chi non cessa di ricorarcelo...

http://it.youtube.com/watch?v=VCcrcmvIxbo