lunedì 31 dicembre 2007

Benazir Bhutto 21-6-1953 / 27-12-2007


Probabilmente è fuori luogo fare distinzioni fra i morti ammazzati 'per la democrazia' , che si tratti di attivisti uccisi da avversari politici, di persone comuni morte per mano di qualche attenatore suicida o di civili inermi sorpresi da una bomba intelligente; sempre morti sono, non ci resta che piangerli, e sperare, e magari cercare di fare qualcosa perchè certe cose non accadano più.

In più di solito ho molta diffidenza nei confronti delle informazioni dei giornali e della tv, credo che nella maggioranza dei casi siano del tutto inutili al fine di costruirsi un'opinione 'fondata' su qualche argomento.

Questa volta mi sono chiesto perchè la Bhutto abbia voluto essere proprio lì, a quel comizio, dopo aver visto assassinare uno dopo l'altro tutti i membri della sua famiglia, dopo essere tornata nel suo Paese da anni di esilio all'estero in mezzo a minacce di morte da ogni parte, dopo essere sfuggita miracolosamente a un attentato che ha fatto altre 140 vittime.

Mi sono chiesto quanti dei nostri politici sarebbero andati a fare un comizio dopo aver ricevuto tutte le minacce (e non solo) che ha ricevuto lei, nella nostra democrazia 'matura' e affaticata.

Mi chiedo se ci sarà un domani in cui il mondo guarderà a lei come alla martire di una causa che alla fine ha trionfato: la vera democrazia, la vera libertà dei popoli, islamici e no, quella per cui si muore, quella per cui non si uccide, quella che non si può 'esportare' a forza di bombardamenti.

Speriamo.

mercoledì 26 dicembre 2007

l'etranger natalizio

C’è un periodo della propria vita il cui si riesce ad apprezzare il Natale senza troppi problemi, che termina di solito quando qualche parente troppo premuroso informa il protagonista che babbo natale non esiste. Seguono anni di disprezzo e disapprovazione nel giovane adolescente disilluso; sentimenti che forse potrebbero essere meno radicali se quando ci si guarda intorno non ci fossero solo multinazionali di consumo a credere ciecamente nel potere di redenzione del natale, o se non fossero solo le lamentele per regali da fare e pranzi pantagruelici da ‘sopportare’ a occupare la maggior parte del racconto della gente quanto le chiedi ‘che fai per le feste?’.

Tutto questo sprofonda fino a un’insofferenza cinica o alla depressione: i più fortunati osservano scettici fiumi di gente attraversare le porte girevoli dei centri commerciali come formiche isteriche sotto la luce blu delle luminarie; gli altri colgono l’occasione per fermarsi un po’ e sentire il tempo passargli sopra, per farsi invadere dalla nostalgia o da ricordi troppo pesanti; e allora sì che il Natale diventa un brutto periodo.

O a volte capita che si torni dopo qualche mese e che tutto quel che resta del natale in una valigia troppo piena sia la gioia di sedersi a tavola insieme a tutta la famiglia; e mentre in cucina affetto l’ananas senza troppa convinzione, mentre il cuginetto strilla saltando sul divano, mentre mio fratello grida la stessa cosa tre volte per farsi sentire dal nonno , mentre mia zia come sempre troppo snob fa i complimenti a mia madre per le torte salate, mentre mio padre incastrato a capotavola cerca disperatamente una via per svignarsela e mettersi a strimpellare, mi stupisco di quanto tutto questo mi mancasse, mi stupisco di accorgermene solo adesso, mi scopro felice di essere qui di essere a natale, ed era una sacco di tempo che non mi succedeva.

buone feste!

lunedì 10 dicembre 2007

les voleurs de swing


questo e' il nome di un gruppo che ha suonato qualche tempo fa qui a centrale.
i voleurs, quelli veri, sono venuti nella mia stanza venerdi' scorso e dopo aver sfasciato la porta mi han rubato il computer, che per me era anche il telefono, la radio, la televisione, la posta, i giochi, le dispense dell'universita', l'album delle fotografie, insomma un bel po' di cose;
grande e' lo sdegno che mi colse all'atto della scoperta del dolo, ma deh!, nessun ladruncolo da quattro soldi impedira' alla voce libera e indipendente di questo blog di esprimersi e di perseguire la sua battaglia di informazione su tutte le robe improbabili che succedono da queste parti, a costo di scrivere lentissimi post dalla tastiera invertita della biblioteca.
chi i responsabili del vile gesto? indipendentisti corsi? esponenti del racket delle crepes? tifosi ancora incazzati per la coppa del mondo? spie cinesi? l'insospettabile vicino?
in effetti i maggiori sospetti al momento vertono sulla responsabile delle residenze universitarie, forse un auto-indennizzo per non aver ancora pagato l'affitto di questo mese, o forse un tentativo di censura dopo aver pubblicato lo scottante video che documentava attivita' bowlingistiche illecite all'interno del residence.

Le indagini proseguono, nel frattempo se qualcuno vi propone di acquistare un portatile semi-nuovo di occasione di provenienza estera magari ditegli di aspettare un attimo e fatemi un colpo di telefono..

questo weekend fete des lumieres a lione con genitori nonni e zii giunti per l'occasione; in pratica in tutti i posti possibili e immaginabili vengono messe opere d'arte luminose e la citta' dal tramonto fino a notte fonda si trasforma in una specie di teatro gigante a cielo aperto con migliaia di persone che girano a piedi per le vie; fra le opere più curiose, la statua equestre di piazza bellecour chiusa in una palla di vetro gigante con tanto di neve finta, una cattedrale usata come schermo per proiezioni di immagini di alberi foglie ecc.ecc., e quella nella foto..

lunedì 3 dicembre 2007

trains



È impressionante pensare a quanti uomini abbiano impiegato tutti i loro sforzi, quanti informatici abbiano passato notti in bianco, quanti ingegneri si siano impegnati, quanti tecnici abbiano lavorato per anni e anni per costruire la meraviglia tecnologica che mi permette di connettermi a internet dall’aula magna dell’università e aggiornare il mio blog mentre la prof. spiega i diagrammi di bode.

Wow.

Ieri sera concerto porcupine tree+ anatema a clermont ferrand.

200km all’andata e 200 al ritorno per arrivare al concerto attraversando lande desolate colline montagne laghi fiumi mari ecc.ecc. nel buio sotto la pioggia battente, mentre un compagno di viaggio dorme e l’altro tace..e vi assicuro che se già è difficile capire a cosa pensa uno che sta zitto da noi, uno che sta zitto in francese è ancora peggio.

Non è facile discutere mezz’ora con quelli della security perché non vogliono la mia macchina fotografica ma fanno entrare quelli con cellulari col doppio della risoluzione; non è mai facile, in generale, sentire un concerto a stomaco vuoto; non è facile fare 4 ore di viaggio per due ore e mezza di concerto (una e mezza se togli il gruppo spalla), e nemmeno restare in piedi ancora bagnaticcio in mezzo a duecento persone la cui massima espresione di sfrenatezza e follia è muovere la testa avanti e indietro a ritmo di musica.

Ma se bastano due canzoni a far dimenticare tutto questo e a ipnotizzarmi in uno sguardo estasiato che neanche quando da piccolo mi regalavano dei lego a natale, allora forse ne è valsa la pena.

Un’ora e mezza passa in fretta, fra canzoni vecchie e canzoni nuove, canzoni conosciute e canzoni mai sentite; suonano bene, il tizio canta ancora meglio, uhm non si discostano mai troppo dalla versione album delle canzoni ma almeno non le fanno uguali ( in effetti non capisco quelli che quando gli chiedi com’è andato un concerto ti rispondono ‘bellissimo era proprio uguale al cd!’. …?!?e allora che ci vai a fare?!?mah..); il tastierista sembra uno dei pooh e questo mi fa sentire un po’ a casa; come sempre, passo buona parte del tempo a fissare le facce dei musicisti, chissà a cosa pensano chissà cosa provano lì in piedi sul palco; alla fine mentre cerco inutilmente di cantare l’ultima emozionante ‘trains’ inventandomi le parole l’unico pensiero in testa è di essere ad almeno 500km da tutte le persone che vorei fossero qui in questo momento.

Applauso finale. Luci in sala. In macchina, si torna a casa.

giovedì 29 novembre 2007

che cavolo c'entra?

leggendo il commento, senza dubbio interessante e ricco di spunti, al post precedente, le cose che mi vengono in mente sono due:
o cucciolo, losco figuro tradizionalmente empio e bestemmiatore, è posseduto e si è messo a sproloquiare in lingue esoteriche e bizzarre ( ma in quel caso parlerebbe francese forse), oppure è il provider che sta impazzendo; delle due non so cosa sia peggio. ad ogni modo se qualcuno mastica un po' di spagnolo (?) e mi traduce qualcosa gli sarò molto grato..

può capitare che una sera ci si senta un po'stanchi, non si abbia voglia di uscire , si desideri qualcosa di sobrio e dimesso. un cavolo una birra e tanta fantasia possono allora fornire la giusta ispirazione per una tranquilla seratina fra amici.

lunedì 26 novembre 2007

jttb


ci sono volte in cui è difficile astenersi dallo scrivere cose smielate come pubblicità di cioccolatini, e forse scontate, e forse superflue, e forse fuori luogo.
è per questo che non ho mai scritto fin'ora di quelli che son venuti a trovarmi.
d'altra parte è buffo da dire su un blog, ma a volte le parole son proprio di troppo..
so:
(...)
grazie e basta.

giovedì 22 novembre 2007

piccolo pensiero cinematografico


è sempre così uno arriva a casa dice 'bon stasera a nanna presto' poi per un motivo o per l'altro finisce per tirar tardi..ieri sera il motivo è stato un documentario su stanley kubrick scoperto per caso facendo zapping in tv.
a parte domandarmi qual è stata l'ultima volta che ho visto una trasmissione così sulla tv nostrana, la cosa mi ha veramente veramente preso.
porca vacca.
Perfino io che molte volte non capisco i suoi film e capita che non mi piacciano neanche, io che '2001 odissea nello spazio' l'ho visto nel 2003, che ho il dvd di full metal jacket in prestito da un anno e mezzo, che ho visto a diciott'anni un film incentrato sulla crisi di coppia di due trentacinquenni (voglio dire la kidman è pur sempre la kidman, ma anche la tematica vuole la sua parte..), e che ho passato metà di 'the shining' con gli occhi chiusi, perfino io che certe volte mi sento in un altra epoca rispetto a trent'anni fa, un po'più piccola, un po' più apatica, certe scene non me le dimenticherò mai; certi film non vedo l'ora di andarmeli a rivedere, certi personaggi ormai sono definitivamente nel mio immaginario (complice qualcuno che non smette di recitarmi a memoria tutto il monologo del sergente di full metal jacket, ma questa è un'altra storia..).

and so..boh, niente, thank you mr.kubrick.
forse a molti non piacerà (del resto a volte non è piaciuto neanche a me), ma se vi capita guardatevi qualche suo film.

martedì 20 novembre 2007

piccolo pensiero letterario


Ogni tanto mi dimentico quanto riesca a farmi stare bene leggere un libro. E' una cosa silenziosa, la lettura, quasi a margine della vita, buttata lì per caso fra una roba e l'altra, si legge sul pullman, in treno, la notte aspettando di addormentarsi, in bagno; è una cosa così incastrata in mezzo ad altre cose che a volte mi dimentico di cosa rappresenti veramente. D'altronde anche mentre lo sto leggendo un libro se ne resta per la maggior parte del tempo lì semi-sepolto sul comodino in mezzo a riviste, giornali, lampade, bicchieri, telefonino, posacenere, cornice, tazza della camomilla e quant'altro.

Quando leggo un bel libro di solito finisce che me lo porto dietro dappertutto, nello zaino o nella giacca, anche se so già che non avrò il tempo di leggerlo, così, come una presenza rassicurante.
Mi piacciono i piccoli ritagli delle mie giornate in cui i personaggi vivono le loro, sperduti su isole tropicali o in grandi città lontane; mi piace vedere il libro appena comprato, ancora chiuso e composto, che a poco a poco si ricopre di tutti i segni della lettura, le orecchie in cima alle pagine, gli angoli arricciati, ingialliti, la rilegatura che si rilascia e sospende le pagine mantenendole socchiuse per sempre. D'altronde, loro fanno la stessa cosa con chi li legge, lasciando dentro un mucchio di segni, a volte visibili a volte no.

Non so cosa contribuisca a fare di un libro un bel libro, a volte credo soprattutto la disposizione mentale di un lettore, più altre cose che dificilmente si trovano nelle recensioni o sulla copertina:

'ATTENZIONE! libro da leggersi in cima a uno scoglio sul mare, preferibilmente a ore crepuscolari' ; 'Lettura da condividere con la persona di cui si è innamorati, a voce alta, un capitolo per uno'; 'Libro da sognare la notte, da soli, nel buio della propria stanza'. ecc.ecc.
Piccole istruzioni per l'uso, che nessuno scriverà mai, e che ciascuno trova nel suo rapporto silenzioso e personalissimo con la lettura.

Citazione finale, letteraria e autunnale, di un libro caldamente suggeritomi da una sconosciuta incontrata alla biblioteca dell'università. Si chiama 'La salle de bain' di Jean Philippe Toussaint. Non l'ho ancora finito, è interessante, racconta di uno che vive a parigi con la sua ragazza in una situazione un po' improbabile, un po'alla john fante, un po' alla bertolucci.

'Ci sono due modi di guardare cadere la pioggia chiusi in camera dietro un vetro. Il primo è di mantenere lo sguardo fisso su un punto a caso dello spazio e vedere il susseguirsi della pioggia nel posto scelto; questo modo, tranquillizzante, non rende però alcuna idea della finalità del movimento. Il secondo, che richiede una vista alquanto più allenata, consiste nel seguire la caduta di una singola goccia alla volta, dall'ingresso nel campo visivo fino al suo infrangersi sull'asfalto. Così è possibile rendersi conto che il movimento, per quanto fulmineo possa essere in apparenza, tende essenzialmente verso l'immobilità, e che in conseguenza, per quanto lento possa sembrare a volte, trascina continuamente il corpo verso la morte, che è immobilità. Olè.'

Prima o poi metterò l'originale francese.forse.

lunedì 12 novembre 2007

12--11

'Dio all'inizio del mondo ha chiesto a ogni ragazza se voleva essere bella o se voleva fare ingegneria'.

antico proverbio brasiliano,tradotto dal portoghese al francese da un brasiliano divertito e non troppo sobrio, tradotta dal francese all'italiano da un paullese capitato lì per caso.

E' per caso che due giorni prima di un esame si può finire a cena insieme a un brasiliano, aprire una bottiglia di bianco con la scusa di insaporire il risotto che sta friggendo sulla piastra elettrica (roba in scatola, niente di che), e ritrovarsi a parlare del più e del meno, la bottiglia vuota e il risotto che comincia a emanare un vago odore di bruciato.

mi han detto che settimana prossima nevica io non l'ho mai vista la neve; mah a venezia non ci abita più nessuno ci son solo turisti; sticazzi a proposito di turisti ero in vacanza ad amsterdam e mi son pestato col tipo della reception dell'hotel; quando hai deciso di venire qua in francia?; hm son troppo strani questi esami francesi comunque; boh sai de toute façon da quando siamo arrivati qua siam migliorati un sacco con la lingua; ti capita mai di avere nostalgia di casa?; non ho ancora capito a cosa serve l'ora legale; manco io; ah poi son stato in Lussemburgo, una roba assurda, in venti minuti uno lo attraversa in macchina, contrariamente a quanto mi aspettavo mi è piaciuto anche se ho l'impressione che fossi la persona più povera che si trovava lì in quel momento; sei mai stato a roma? quella sì che merita altro che milano; no forse ci vado a natale, non ho ancora deciso devo sentire se la mia ragazza viene a trovarmi.
eccetera eccetera.

tante piccole cose, come altre cose non troppo grandi, guardare il cielo la notte, sprofondare nel mare, ritrovare una vecchia foto di chi non c'è più e ancora ritorna ogni notte col suo sorriso, aspettare l'alba insieme, parlare con uno che viene dall'altro capo del mondo e trovare che ad ogni modo siete solo 'due anime perdute nella stessa vaschetta da pesci, (...)con le stesse, vecchie paure'; a volte non è difficile essere investiti da un senso di impotente inebriante..piccolezza.

sabato 10 novembre 2007

10-11

m'han detto che è un po' che non aggiorno il blog.hm. forse è vero, complice un breve soggiorno a milano per tutti i santi, e qualche giorno per smaltire il rientro.
non c'è molto da raccontare sul primo ritorno a casa, o forse ci sarebbe troppo; il fatto, il fatto paradossale è che uno i conti con la lontananza li fa quando torna vicino; quando solo arrivando dopo un'eternità o due passate n'importe òu capisce che da sempre aspettava quel momento ; quando dopo un giorno a casa si rende conto di riconoscere ogni angolo, ogni odore, la disposizione degli interruttori della luce, la vista da ogni finestra, miriadi di piccoli gesti automatici che prima non si spiegavano e ora non ci si sa spiegare, quali porte scricchiolano e quali no, perfino distinguere chi cammina per il corridoio dal rumore dei suoi passi sul parquet.
E le persone, quelle per cui uno chiama casa casa sua, quelle per cui si torna, per cui si parte, per cui si vive; e gli arrivederci, e i chissà, e gli addii; è strano?credo di aver patito di più la nostalgia questa volta che a settembre.

Intanto l'anno accademico entra nel vivo, settimana prossima primo esame+ esposizione orale di economia, weekend sacrificato allo studio; sarà per questo che i brutti scherzi della tensione non si fanno attendere..
o no?

mercoledì 24 ottobre 2007

visti con gli occhi degli altri

continua la saga dei filmati sugli italiani visti dal resto del mondo. penso che alla fine di questi due anni avrò raccolto tanto materiale da poterci fare una tesi per la laurea honoris causa in sociologia. questo me l'ha fatto vedere un amico colombiano. giudicate voi..

the italian man who goes to malta

lunedì 22 ottobre 2007

le petit marseillais


Tornato da weekend di tornei sportivi per tutte le écoles centrales a marsiglia, a cui ho partecipato in qualità di onorevole rappresentante dell' ecl-lyon handball. Sono stati due giorni intensi e pieni di cose da raccontare, potrei scrivere delle notti dormite su una brandina nell'atrio di un ippodromo in mezzo ad altre 600 persone, o di quanto mi abbia fatto piacere incontrare delle compagne del poli che ora sono a nantes e a parigi e parlare con loro per una sera intera dopo averci scambiato tre o quattro parole durante tutto l'anno scorso; della finale della coppa del mondo di rugby proiettata su due megaschermi uno in ritardo di 5 secondi rispetto all'altro, così che le grida del pubblico arrivavano due volte da parti diverse della sala; dei compagni di squadra, delle partite giocate, delle emozioni- molte- e del mio ruolo da panchinaro afficionado, che mi ha lasciato abbastanza tempo per riflettere sul perchè continuo a giocare, dopo essermi detto un sacco di volte 'stavolta la pianto lì' . Non lo so, è difficile, ho capito che alla fine, fin da quando ho iniziato, io odio questo sport, e non ne posso fare a meno.
Penso che non so fare nulla, e continuo ad allenarmi duramente per ricoprire al meglio questo ruolo nella squadra.
Ho capito che sono felice, perchè continuo a giocare, perchè mi diverto un sacco, perchè sulla carta nulla impedisce che possa migliorare un giorno, magari l'ultima partita prima di appendere pure io le scarpe/ a qualche tipo di muro / ecc.ecc. Non so come chiamarla, speranza illusoria , voglia di continuare a provarci , o semplicemente voglia di prendere palate in faccia. tant'è.

Ritorno;dodici ore di sonno; terza lezione di inglese, e seconda figura di merda col prof., di cui risparmio i particolari.

Manca poco al primo rientro in italia, e anche se non lo confesserò mai a nessuno pecchè so'omo rude, comincio a sentire una certa emozione.
Non so che fare col ficus, se portarlo via o no. Non so, magari una settimana qua da solo si deprime. d'altra parte, se lo porto con me, come faccio a trasportarlo?
Altra questione aperta.

lunedì 15 ottobre 2007

supermarket

Oggi pomeriggio seconda lezione di inglese.
Me l'avevano detto, che l'unica cosa più difficile di arrivare in francia e mettersi a parlare fancese è arrivare in francia e provare a spiccicare due parole di inglese.
E' veramente incredibile quanti e quali accostamenti diversi la mente riesce a fare con le parole, partorendo in continuazione perle del tipo what's your appelle?- i'm allé to the village- i'm tres happy to be here ecc.ecc.
La scorsa volta il professore parlava in inglese; 20 facce attente attorno a lui, pronte a captare ogni espressione idiomatica; ogni tanto diceva una frase difficile, fra gli ascoltatori cinque o sei continuavano ad annuire, gli altri lo guardavano, la fronte aggrottata e l'aria interrogativa; allora
lui si interrompeva e spiegava il significato dell'espressione.
in francese.
19 facce annuenti e una con fronte aggrottata e aria interrogativa.
Cosa vuol dire 'tame'? 'semplice: apprivoiser!'
ah, beh, grazie..

Oggi casualmente sono arrivato in ritardo.
Entro in classe trafelato, il prof. mi rimprovera e poi mi chiede come mai i'm so late.
E' curioso come spesso dovendo scegliere fra diecimila scuse non troviamo niente di meno banale della verità , e allo stesso tempo come questa si riveli, il più delle volte, la scusa più idiota di tutte.
'ehm, I'm desolé,I was at the supermarket'.
Ecco.
Credo che perfino lui si aspettasse di meglio, a giudicare dal suo sguardo. Risata generale. Se volevo rompere il ghiaccio ce l'ho fatta, mi dico. Il seguito ve lo risparmio. E meno male che volevo andare a fare cinese..

martedì 9 ottobre 2007

PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE

questo blog riapre dopo qualche giorno di silenzio per motivi tecnici.
Ci scusiamo coi lettori per l'assenza prolungata, le caselle di posta elettronica hanno dovuto essere riaggiornate per accogliere le migliaia di email che ogni giorno giungono da ogni parte del mondo da parte di fans entusiasti.
Ora, per prima cosa ci terrei a sottolineare il fatto che non piove;
secondariamente, questa settimana gli alti e bassi umorali si sono alternati fra i corsi gli allenamenti le uscite serali e le partite di rugby in tv, per la prima volta dopo settimane di ininterrotto innocente straripante 'entusiasmo da novità'.
Vabbuò, credo stia maturando dentro di me la differenza fra vivere in un posto e visitarlo, tutto qua, fra andare lontano e vivere lontano.
Saluti da Leonardo Cucciolo, il ficus che sta sempre meglio e ha messo le nouve foglie, che è il suo modo di sorridere. Il codice fiscale, su suo suggerimento, è quello di q, così intesto tutto alla pianta e le tasse me le paga lui.

mercoledì 3 ottobre 2007

3 ottobre

questo blog va in vacanza per qualche giorno.
forse.
a presto

martedì 2 ottobre 2007

1 ottobre

barbara.
l'aigle noir.

prendere una canzone.
dimenticarsene per dieci o vent'anni, fino a ignorarne l'esistenza.
riascoltarla improvvisamente dopo tanto tempo è stranissimo, lasciarsi sommergere da tutte le emozioni che fioriscono da angoli nascosti chissà dove e inebriano ricordi avvizziti, mentre fra le note i dejavu fanno capolino.

questa notte penso a chi la suonava accanto a me tanto tanto tempo fa, quando ancora non sapevo chi fosse barbara, quando ancora non sapevo nemmeno dove fosse la francia, quando i miei problemi linguistici si concentravano sui primi passi con l'italiano, i miei problemi di vita si concentravano sui primi passi.
piove.

venerdì 28 settembre 2007

impressioni di settembre barradue

son tre giorni che piove e tira vento.
sto cercando di prendere un telefono francese, e ho scoperto che è la cosa più complicata del mondo, robe che al confronto la dichiarazione dei redditi sembra il cruciverba di topolino.
ci sono dodicimila piani diversi, abbonamenti, ricaricabili, abbonamenti bloccati, opzioni attivabili, promozioni a scadenza, offerte studenti, tariffe maggiorate, addebiti frazionati, telefoni a rate, più delle offerte quantomeno bizzarre, come 'manda messaggi gratis ogni sera dalle 20 alle 23 e il mercoledì dalle 15 alle 18' (non sto scherzando) o 'chiama a tariffe speciali in tutta la francia e in maghreb'.
boh, il magreb mi ispirava, ma alla fine ho optato per una più parca ricaricabile, appena posso la prendo.
oggi poi ho fatto la prima esercitazione di matematica francese per francesi. simpatica. me l'avevano detto che sono molto, molto astratti qui, ma ho capito cosa vuol dire solo quando ho letto il testo del primo esercizio: dimostrare che l'integrale su R di zero fa zero...
e io non sono riuscito a farlo.

martedì 25 settembre 2007

hm

che ne dite di gennaro?
(suggerimento di ross)

25 settembre

oggi ho passato due ore di tecnologie meccaniche a pensare a che nome dare alla piantina.
questo dovrebbe dare un'idea, oltre che di quanto sia interessante seguire tecnologie meccaniche, anche di quanto questo problema mi stia assillando.
per ora avrei pensato camillo, che per un ficus nano resta sempre un bel nome, ma non sono ancora sicuro..
rivisto trainspotting.
ho dato un'occhiata al link che quel simpaticone del mio amico tedesco Nicola mi ha mandato ieri; è un breve documentario sulla vita quotidiana nel Bel Paese, gli ho promesso che appena trovo qualcosa di simle sui tedeschi gli ricambierò il favore..

http://tcc.itc.it/people/rocchi/fun/europe.html

lunedì 24 settembre 2007

ficus?

questo weekend son venuti a trovarmi i miei genitori, la qual cosa mi ha fatto un piacere veramente enorme.
girando insieme in bicicletta per le piazze o nei giardini, salendo scalinate interminabili per arrivare in cima alla collina del fourvier o passeggiando per le bancarelle del mercatino delle pulci era come se avessi con me un pezzetto di casa, e insieme sento che adesso, adesso che l'hanno vista anche loro, lione sia un po' più casa mia.
Condividere le emozioni che ci segnano di più, nel bene o nel male, con le persone che amiamo, credo che sia una delle cose più belle e preziose.
In più, come si suol dire, anche lo stomaco vuole la sua parte, e i miei sono arrivati qua stracarichi di ogni tipo di cibarie, piadine, pasta, sughi, pane sardo, olio, pangoccioli, nonchè l'immancabile salsiccia piccante calabrese e verdure sott'olio da parte della cugina di mia madre, per un tocco di folclore meridionale..
alla fine non sapevo più dove mettere la roba, alcune cose son finite sopra l'armadio.
mio padre ha dato sfoggio delle sue facoltà ingegneristiche e, armato di trapano viti aste d'acciaio e metro ha trovato una nuova sistemazione per il muro, assai mejo della mia devo dire..grazie mille=)
ho anche comprato una piantina, una specie di ficus nano-bonsai o cose simili, l'ho messa sulla scrivania ma non so ancora che nome darle. sono benaccetti suggerimenti.

giovedì 20 settembre 2007

in caso di ritardo

http://www.alnano.org/dettagli.asp?archivio=articoli&id=712

una utility di enorme importanza nella vita di tutti i giorni, alcuni lo conoscono già, io mi domando come facessi a vivere senza

lunedì 17 settembre 2007

est-ce que vous razì?


Oggi la notizia buona è che sono sopravvissuto alla settimana di integrazione dell’ecl. Questa lodevole iniziativa gestita interamente dagli studenti degli ultimi anni, ha l’obiettivo di far integrare i nuovi iscritti farli conoscere ambientare e divertire. La settimana inizia con varie feste e festicciole sparse per il campus, prosegue con tour turistico per lyon e serata-concerto, culmina in un week-end in località segreta (in pratica sai se ti portano al mare o in montagna solo dopo essere salito sul pullman).
Conosciuto i miei vicini di piano, di rugbisti alla fine ce ne sono solo 4 o 5. La prima sera quelli che abitavano qui l’anno scorso hanno organizzato (da noi) una specie di festa-battesimo per nuovi arrivati. Fra fiumi di alcol, gente che non avevo mai visto e una gallina viva che scorazzava per il piano in mezzo a vetri vuoti, hanno fatto il battesimo a tutti i nuovi arrivati.
Salita sul tavolo- assegnazione soprannome per acclamazione- bevuta forzata di bottiglie di birra ‘au cul sec’- discesa dal tavolo fra gli applausi, e/o punizioni corporali spogliarelli integrali e doccia di birra in caso di cedimento prima della terza bottiglia. yeah.
ho evitato le punizioni corporali.
il mio surnom? Razzi (pr. ovviamente alla francese, rasì), con riferimento all'italianità che accomuna me e il più noto giocatore di calcio marco materazzi. quando me l'hanno spiegato ho pensato 'che culo pensavo fosse il papa'.
ross è tornata 2 giorni a milano per fare un esame. ero curioso di chiederle com'è stato tornare.
A volte mi sembra tutto ancora più lontano di quello che è, forse per qualche meccanismo psicologico di auto-costrizione, o perchè parlare francese tutto il giorno alla lunga logora il cervello, o perchè dopo un momento ehm, delicato come quello della partenza ora qui, in questa città dove la gente si ferma a chiacchierare nei bouchons e le nuvole corrono veloci come non avevo visto mai, viviamo moderatamente nostalgici e felici, guardiamo con curiosità tutto quel che ci circonda, siamo sereni. più o meno. sempre.

mercoledì 12 settembre 2007

il negozio di poster dei film


Fra i vicoli che circondano la cattedrale, uno stanzone con le pareti alte tappezzate di locandine, manifesti giganti, cartoline e cartelli di avvertimento che non riescono a essere minacciosi.
’non toccare’ ‘non sollevare le buste’ ‘farsi servire dal personale’.
Anche perché la commessa dietro il banco sembra immersa nella stessa serafica imperturbabilità dei personaggi appesi alle pareti, quando le chiedo se ha qualcosa de Il postino da appendere in camera mi risponde senza sollevare la testa .
‘Boh prova a frugare là in fondo ma non credo che abbiamo nulla’.
Sembra di stare in un tempio consacrato all’immaginario collettivo, non esistono né luoghi né tempo qui. Ci sono proprio tutti, marylin tiene il suo vestito svolazzante, charlie chaplin in ‘the kid’ mi spia da dietro un muro, gli occhi enormi e brillanti di marlene dietricht continuano a sorridere malinconici, sean connery alias james bond si prepara a salvare il mondo per l'ennesima volta.

Mi ero sempre domandato perché se fumo una sigaretta io dopo sto male due giorni, non mi considera nessuno se non mia madre per sgridarmi o qualcuno per dirmi che qui non si può fumare ecc ecc, mentre se james dean se ne accende una ci fanno un poster con la gente che va comprarlo per appenderlo in camera.

A parte ovvie considerazioni di carattere estetico, è difficile non rendersi conto, venendo qui, di quanto abbiamo bisogno di sognare; forse e' vero che la realtà in fondo in fondo ci va stretta, continuando a scivolare via senza che esistano attimi da salvare, e non facciamo in tempo a dare un nome a qualcosa che già quella cosa cambia oppure ci accorgiamo che i nomi sono incompleti,imprecisi, inappropriati.
E forse viene da qui il bisogno di sognare, di stilizzare, di trattenere l'emozione e le impressioni, di isolarle da tutto il resto, di creare miti; fin da quando nasciamo, fin dall'inizio del mondo.

Ecco la bellezza, penso mentre incrocio lo sguardo provocante di sophia loren, ecco la virilita', e james dean continua imperturbabile a fumare la sua sigaretta, ecco la paura, ecco il sogno, ecco l'amore.

Fra le altre cose, trovo le locandine francesi di 'ladri di biciclette' e 'miracolo a milano', il manifesto di un concerto di barbara, uno di charles trenet. Niente postino; niente pulp fiction.
E' buffo, cambiano i mezzi ma alla fine facciamo le stesse cose da diecimila anni, penso mentre mi avvicino alla cassa fra bagliori in bianco e nero di mondi passati e locandine delle ultime novita', volver, matrix, film d'animazione giapponesi.

Compro una cartolina di brigitte bardot; la commessa riesce a non alzare la testa nemmeno dandomi il resto; esco,non prima che Humprey Bogart mi abbia squadrato per l'ultima volta dal suo trench.

lunedì 10 settembre 2007

lunedi

dopo tre giorni di felice e gloriosa connessione, l'ecole ha deciso che di internet il mio computer poteva farne tranquillamente a meno e me l'ha tagliato..e per scrivere mo devo venire in biblioteca.
tutto più o meno a posto, i calzini lavati a mano fanno bella mostra di se sul filo ad asciugare, la mia salute si ripiglia, le mie avventure sanitarie non smettono di farmi sorridere (all'indirizzo dove dovevo presentarmi per una visita ci ho trovato un veterinario, poi ho scoperto che il medico era dall'altra parte del palazzo).
ieri sera visto film in francese, donnie darko. uau. per quel poco che il mio francese zoppicante mi ha permesso di capire, un po' oscuro, a tratti un po' 'americano' forse (bho insomma la predizione che la fine del mondo debba arrivare il giorno di halloween fa un po' ridere..), tres bizar, ma in fondo credo bello bello.
qualcuno l'ha visto puntodidomanda
maledettte tastiere francesi con i tasti spostati e senza punteggiatura.

giovedì 6 settembre 2007

le calcul scientifique, ovvero:chi ben comincia..

la notizia buona di oggi è che sono usciti i risultati del test che abbiam fatto2giorni fa, e sono dispensato dal corso di francese. non so cm ho fatto, a parlare faccio una fatica boia e capisco solo gli stranieri, ma tant'è..
forse lo devo a tutte le innumerevoli occasioni di integrazione che mi sono state offerte, l'ultima ieri sera, quando mi han ricoverato d'urgenza in un vero, autentico ospedale lionese.
eravamo tutti quanti in un ristorante in città, quando ho cominciato a sentire male al fianco sinistro. nel giro di mezz'ora hanno chiamato l'ambulanza, vomitavo, non riuscivo ad alzarmi nè a stare seduto, faceva un freddo cane, mi faceva sempre più male. visita al pronto soccorso, esami, radiografie e una simpatica ecografia durata mezz'ora in cui il professorone di turno ha cominciato a passarmi la sonda dappertutto tranne che dove mi faceva male per fare un po' di didattica alla sua giovane assistente.
'la vedi questa?è l'aorta' 'qui ci sono i polmoni..' 'e questo cos'è?dai vediamo se hai studiato..'
'i condotti biliari?'
'no no non ci siamo..e questo?'
ecc.ecc. avanti così per un po' finchè i miei mugugnii lo han riportato alla banale realtà.
alla fine la diagnosi è stata: calcoli renali (o qualcosa del genere); 'horeusement, ce n'est pas grav. ca fait mal,ma ce n'est pas grav'. sorriso di incoraggiamento. grazie dottò.
mi hanno prescritto delle medicine, mi han fatto tornare a casa.
per fortuna è rimasta tutto il tempo con me una ragazza chestudia qui già da un anno e in questi giorni ci sta facendo un po' da 'tutor', così mi ha fatto un po' da interprete.
oggi va molto meglio, penso che fra qualche giorno sarà tutto finito.
muah.chi ben comincia....

mercoledì 5 settembre 2007

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

lunedì era la seconda volta che venivo a lione. come la prima,mi son perso, quindi penso che sia una specie di tradizione..
siam partiti prestissimo, io e mio fratello, all'alba tutto è più soffice, è più bello ascoltare echoes mentre guidi, non c'è traffico, in più sei abbastanza assonnato da non piangere salutando i tuoi mentre stanno lì in pigiama a guardarti partire.
Arrivati qui e preso la stanza. il primo oggetto a entrare nella camera è stato un portafoto da viaggio fatto di compensato e mattoni pieno di foto di amici, regalo portafortuna pre-partenza nonchè utile suppellettile per momenti di depressione (' se sei depresso guardalo e tiragli un paio di testate' mi han spiegato).
pranzo nella mensa,baguette 'mangia-e-non-chiederti-cosa-c'è-dentro' e yogurt. la tizia mi chiede a che gusto lo voglio: 'est-ce que vous le voulez au portinèmientenainpoulléparfois ou au fruits?'
'ehm...fruits!'
massì.all'estero bisogna essere malleabili,l'altra cosa magari la provo fra un mesetto appena capisco cosa vuol dire.
mio fratello è partito ieri. penso che averlo qui due giorni sia stato un aiuto enorme, psicologico e non. Dopo un'attenta osservazione della situazione, il suo commento è stato 'orco ma a lione ci son gnocche dappertutto tranne che nella tua università'. Pazienza,mi ha promesso lo stesso che torna presto a trovarmi...=)

itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d'incontri

se il pensiero resta alto e il sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo

né nell'irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga

che i mattini d'estate siano tanti

quando nei porti - finalmente e con che gioia -

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche aromi

penetranti d'ogni sorta, più aromi

inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca

- raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio

metta piede sull'isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


K.Kavafis