
Probabilmente è fuori luogo fare distinzioni fra i morti ammazzati 'per la democrazia' , che si tratti di attivisti uccisi da avversari politici, di persone comuni morte per mano di qualche attenatore suicida o di civili inermi sorpresi da una bomba intelligente; sempre morti sono, non ci resta che piangerli, e sperare, e magari cercare di fare qualcosa perchè certe cose non accadano più.
In più di solito ho molta diffidenza nei confronti delle informazioni dei giornali e della tv, credo che nella maggioranza dei casi siano del tutto inutili al fine di costruirsi un'opinione 'fondata' su qualche argomento.
Questa volta mi sono chiesto perchè la Bhutto abbia voluto essere proprio lì, a quel comizio, dopo aver visto assassinare uno dopo l'altro tutti i membri della sua famiglia, dopo essere tornata nel suo Paese da anni di esilio all'estero in mezzo a minacce di morte da ogni parte, dopo essere sfuggita miracolosamente a un attentato che ha fatto altre 140 vittime.
Mi sono chiesto quanti dei nostri politici sarebbero andati a fare un comizio dopo aver ricevuto tutte le minacce (e non solo) che ha ricevuto lei, nella nostra democrazia 'matura' e affaticata.
Mi chiedo se ci sarà un domani in cui il mondo guarderà a lei come alla martire di una causa che alla fine ha trionfato: la vera democrazia, la vera libertà dei popoli, islamici e no, quella per cui si muore, quella per cui non si uccide, quella che non si può 'esportare' a forza di bombardamenti.
Speriamo.








