giovedì 29 novembre 2007

che cavolo c'entra?

leggendo il commento, senza dubbio interessante e ricco di spunti, al post precedente, le cose che mi vengono in mente sono due:
o cucciolo, losco figuro tradizionalmente empio e bestemmiatore, è posseduto e si è messo a sproloquiare in lingue esoteriche e bizzarre ( ma in quel caso parlerebbe francese forse), oppure è il provider che sta impazzendo; delle due non so cosa sia peggio. ad ogni modo se qualcuno mastica un po' di spagnolo (?) e mi traduce qualcosa gli sarò molto grato..

può capitare che una sera ci si senta un po'stanchi, non si abbia voglia di uscire , si desideri qualcosa di sobrio e dimesso. un cavolo una birra e tanta fantasia possono allora fornire la giusta ispirazione per una tranquilla seratina fra amici.

lunedì 26 novembre 2007

jttb


ci sono volte in cui è difficile astenersi dallo scrivere cose smielate come pubblicità di cioccolatini, e forse scontate, e forse superflue, e forse fuori luogo.
è per questo che non ho mai scritto fin'ora di quelli che son venuti a trovarmi.
d'altra parte è buffo da dire su un blog, ma a volte le parole son proprio di troppo..
so:
(...)
grazie e basta.

giovedì 22 novembre 2007

piccolo pensiero cinematografico


è sempre così uno arriva a casa dice 'bon stasera a nanna presto' poi per un motivo o per l'altro finisce per tirar tardi..ieri sera il motivo è stato un documentario su stanley kubrick scoperto per caso facendo zapping in tv.
a parte domandarmi qual è stata l'ultima volta che ho visto una trasmissione così sulla tv nostrana, la cosa mi ha veramente veramente preso.
porca vacca.
Perfino io che molte volte non capisco i suoi film e capita che non mi piacciano neanche, io che '2001 odissea nello spazio' l'ho visto nel 2003, che ho il dvd di full metal jacket in prestito da un anno e mezzo, che ho visto a diciott'anni un film incentrato sulla crisi di coppia di due trentacinquenni (voglio dire la kidman è pur sempre la kidman, ma anche la tematica vuole la sua parte..), e che ho passato metà di 'the shining' con gli occhi chiusi, perfino io che certe volte mi sento in un altra epoca rispetto a trent'anni fa, un po'più piccola, un po' più apatica, certe scene non me le dimenticherò mai; certi film non vedo l'ora di andarmeli a rivedere, certi personaggi ormai sono definitivamente nel mio immaginario (complice qualcuno che non smette di recitarmi a memoria tutto il monologo del sergente di full metal jacket, ma questa è un'altra storia..).

and so..boh, niente, thank you mr.kubrick.
forse a molti non piacerà (del resto a volte non è piaciuto neanche a me), ma se vi capita guardatevi qualche suo film.

martedì 20 novembre 2007

piccolo pensiero letterario


Ogni tanto mi dimentico quanto riesca a farmi stare bene leggere un libro. E' una cosa silenziosa, la lettura, quasi a margine della vita, buttata lì per caso fra una roba e l'altra, si legge sul pullman, in treno, la notte aspettando di addormentarsi, in bagno; è una cosa così incastrata in mezzo ad altre cose che a volte mi dimentico di cosa rappresenti veramente. D'altronde anche mentre lo sto leggendo un libro se ne resta per la maggior parte del tempo lì semi-sepolto sul comodino in mezzo a riviste, giornali, lampade, bicchieri, telefonino, posacenere, cornice, tazza della camomilla e quant'altro.

Quando leggo un bel libro di solito finisce che me lo porto dietro dappertutto, nello zaino o nella giacca, anche se so già che non avrò il tempo di leggerlo, così, come una presenza rassicurante.
Mi piacciono i piccoli ritagli delle mie giornate in cui i personaggi vivono le loro, sperduti su isole tropicali o in grandi città lontane; mi piace vedere il libro appena comprato, ancora chiuso e composto, che a poco a poco si ricopre di tutti i segni della lettura, le orecchie in cima alle pagine, gli angoli arricciati, ingialliti, la rilegatura che si rilascia e sospende le pagine mantenendole socchiuse per sempre. D'altronde, loro fanno la stessa cosa con chi li legge, lasciando dentro un mucchio di segni, a volte visibili a volte no.

Non so cosa contribuisca a fare di un libro un bel libro, a volte credo soprattutto la disposizione mentale di un lettore, più altre cose che dificilmente si trovano nelle recensioni o sulla copertina:

'ATTENZIONE! libro da leggersi in cima a uno scoglio sul mare, preferibilmente a ore crepuscolari' ; 'Lettura da condividere con la persona di cui si è innamorati, a voce alta, un capitolo per uno'; 'Libro da sognare la notte, da soli, nel buio della propria stanza'. ecc.ecc.
Piccole istruzioni per l'uso, che nessuno scriverà mai, e che ciascuno trova nel suo rapporto silenzioso e personalissimo con la lettura.

Citazione finale, letteraria e autunnale, di un libro caldamente suggeritomi da una sconosciuta incontrata alla biblioteca dell'università. Si chiama 'La salle de bain' di Jean Philippe Toussaint. Non l'ho ancora finito, è interessante, racconta di uno che vive a parigi con la sua ragazza in una situazione un po' improbabile, un po'alla john fante, un po' alla bertolucci.

'Ci sono due modi di guardare cadere la pioggia chiusi in camera dietro un vetro. Il primo è di mantenere lo sguardo fisso su un punto a caso dello spazio e vedere il susseguirsi della pioggia nel posto scelto; questo modo, tranquillizzante, non rende però alcuna idea della finalità del movimento. Il secondo, che richiede una vista alquanto più allenata, consiste nel seguire la caduta di una singola goccia alla volta, dall'ingresso nel campo visivo fino al suo infrangersi sull'asfalto. Così è possibile rendersi conto che il movimento, per quanto fulmineo possa essere in apparenza, tende essenzialmente verso l'immobilità, e che in conseguenza, per quanto lento possa sembrare a volte, trascina continuamente il corpo verso la morte, che è immobilità. Olè.'

Prima o poi metterò l'originale francese.forse.

lunedì 12 novembre 2007

12--11

'Dio all'inizio del mondo ha chiesto a ogni ragazza se voleva essere bella o se voleva fare ingegneria'.

antico proverbio brasiliano,tradotto dal portoghese al francese da un brasiliano divertito e non troppo sobrio, tradotta dal francese all'italiano da un paullese capitato lì per caso.

E' per caso che due giorni prima di un esame si può finire a cena insieme a un brasiliano, aprire una bottiglia di bianco con la scusa di insaporire il risotto che sta friggendo sulla piastra elettrica (roba in scatola, niente di che), e ritrovarsi a parlare del più e del meno, la bottiglia vuota e il risotto che comincia a emanare un vago odore di bruciato.

mi han detto che settimana prossima nevica io non l'ho mai vista la neve; mah a venezia non ci abita più nessuno ci son solo turisti; sticazzi a proposito di turisti ero in vacanza ad amsterdam e mi son pestato col tipo della reception dell'hotel; quando hai deciso di venire qua in francia?; hm son troppo strani questi esami francesi comunque; boh sai de toute façon da quando siamo arrivati qua siam migliorati un sacco con la lingua; ti capita mai di avere nostalgia di casa?; non ho ancora capito a cosa serve l'ora legale; manco io; ah poi son stato in Lussemburgo, una roba assurda, in venti minuti uno lo attraversa in macchina, contrariamente a quanto mi aspettavo mi è piaciuto anche se ho l'impressione che fossi la persona più povera che si trovava lì in quel momento; sei mai stato a roma? quella sì che merita altro che milano; no forse ci vado a natale, non ho ancora deciso devo sentire se la mia ragazza viene a trovarmi.
eccetera eccetera.

tante piccole cose, come altre cose non troppo grandi, guardare il cielo la notte, sprofondare nel mare, ritrovare una vecchia foto di chi non c'è più e ancora ritorna ogni notte col suo sorriso, aspettare l'alba insieme, parlare con uno che viene dall'altro capo del mondo e trovare che ad ogni modo siete solo 'due anime perdute nella stessa vaschetta da pesci, (...)con le stesse, vecchie paure'; a volte non è difficile essere investiti da un senso di impotente inebriante..piccolezza.

sabato 10 novembre 2007

10-11

m'han detto che è un po' che non aggiorno il blog.hm. forse è vero, complice un breve soggiorno a milano per tutti i santi, e qualche giorno per smaltire il rientro.
non c'è molto da raccontare sul primo ritorno a casa, o forse ci sarebbe troppo; il fatto, il fatto paradossale è che uno i conti con la lontananza li fa quando torna vicino; quando solo arrivando dopo un'eternità o due passate n'importe òu capisce che da sempre aspettava quel momento ; quando dopo un giorno a casa si rende conto di riconoscere ogni angolo, ogni odore, la disposizione degli interruttori della luce, la vista da ogni finestra, miriadi di piccoli gesti automatici che prima non si spiegavano e ora non ci si sa spiegare, quali porte scricchiolano e quali no, perfino distinguere chi cammina per il corridoio dal rumore dei suoi passi sul parquet.
E le persone, quelle per cui uno chiama casa casa sua, quelle per cui si torna, per cui si parte, per cui si vive; e gli arrivederci, e i chissà, e gli addii; è strano?credo di aver patito di più la nostalgia questa volta che a settembre.

Intanto l'anno accademico entra nel vivo, settimana prossima primo esame+ esposizione orale di economia, weekend sacrificato allo studio; sarà per questo che i brutti scherzi della tensione non si fanno attendere..
o no?