Tutto si confonde e disorienta inebriando i cinque sensi, come il numero sacro dell'Islam, come i suoi 5 pilastri, come le 5 palle dorate che brillano sulla cima del minareto.
Le donne passeggiano velate fuggendo gli sguardi mentre gli odori, cancellati nelle nostre città, qui si spandono senza pudore dalle botteghe e inondano i vicoli circostanti : l'odore di colla per legno o di tintura per abiti, il tanfo delle pelli conciate e messe a essiccare sui tetti, profumi di essenze di fiori venuti da lontano, o ancora l'odore di pesce o del pane che le bambine portano a cuocere al forno su tavole di legno.
La mano sfiora i tessuti preziosi, si affonda nei sacchi di granaglie, cerca di decifrare fregi millenari inspiegabilmente sopravvissuti sugli stipiti delle porte vecchie o sui muri delle moschee. Ho l'impressione che nella medina non serva un perchè.
Il suono è il racconto di attività quotidiane che qui si ripetono uguali da secoli, il martello del fabbro e quello dello spaccatore di pietre di sale, il richiamo del venditore di frutti, il grido di un facchino che trascina il suo asino carico di mercanzie. E sopra, la voce del muezim inonda la medina dal minareto che sovrasta le baracche e chiama i fedeli alla preghiera, 5 volte al giorno, ogni giorno, da secoli.
E' così destabilizzante entrare in questo piccolo mondo fuori dal mondo senza aver mai visto nulla di simile prima, e allo stesso tempo percepire ovunque i segni di una quotidianità che si ripete uguale da secoli.
L'occhio, l'occhio non crede ai suoi occhi e si fonde con l'immaginazione, cerca di sbirciare dalla soglia delle moschee, in cui è proibito l'ingresso all'infedele, e dalle porte delle case, a forma di serratura, chiavi indecifrabili per altri mondi onirici e nascosti.
L'occhio, l'occhio penetrante e sfuggevole delle donnee velate si incrocia per un attimo e subito si volge altrove.
Uscendo dalle mura di terra pressata da cui straripano le case, l'occhio si guarda indietro, interroga quel muro giallo da cui nulla traspare e si chiede se in fondo non si sia trattato solo di un piccolo sogno o di uno scherzo dell'immaginazione. In fondo, a metà strada fra le montagne dell'Atlante e le dune dell'erg, questa è anche una terra di miraggi.











